Analisi del Rischio

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Il rischio può essere definito come la “sommatoria, dei prodotti delle singole probabilità di accadimento dei fatti paventati dallo svolgimento dell’attività, per le relative conseguenze.

Qualsiasi azione l’uomo compia, è sempre accompagnata da una percentuale di rischio e la sua percezione è un fatto soggettivo, influenzato dalla probabilità stimata di accadimento, dell’evento considerato”.

 

La correlazione tra realtà e percezione è:

  • quasi univoca nei casi di eventi comuni (informazioni ampie e dettagliate)

  • errata in eccesso nei casi di eventi rari (per informazioni non esaustive)

  • errata in difetto nei casi di eventi estremamente rari (per mancanza di informazioni)

Questo processo mentale risulta influenzato dall’immaginario, spesso alimentato da una informazione continua ed a volte tendenziosa, che toglie oggettività alle valutazioni alimentando, a volte in modo ingiustificato, la probabilità percepita di accadimento e il valore del danno provocato. Questo atteggiamento mentale è aggravato dal fatto che, una volta formatasi un’opinione su un certo rischio, tutte le informazioni che possono essere fornite, sono accettate se in linea con i propri convincimenti, comportando una difficoltà nella comunicazione e un inasprimento dei confronti.

Nella valutazione del rischio, possiamo riferirci al rischio attribuito al singolo processo/azione, o al rischio complessivo che tiene conto dell’intera filiera, che sta a valle del processo considerato.

(es. pensiamo al rischio attribuibile ad un processo di saldatura di una tubazione e a quello più ampio che comprende tutto il processo che ha generato la produzione e l’uso del tubo stesso)

Il rischio deve essere considerato nel suo aspetto complessivo e non può riferirsi a processi parziali. La valutazione di azioni indirizzate al suo abbattimento, deve essere condotta attraverso un’analisi costi/benefici, in un’ottica che tenga conto delle ripercussioni delle singole attività all’interno di un contesto più ampio.

(es nel caso di un impianto chimico, a ridosso di un centro abitato, si debbono considerare le ripercussioni sia a livello di lavoratore sia della popolazione che si trova nei suoi pressi).

Se ai tecnici è demandato il compito di valutare le probabilità di rischio e le relative conseguenze, riferite ad una specifica attività, la loro traduzione in termini di valore, è compito di una rosa di soggetti più ampia, in cui sono rappresentati diversi protagonisti della vita sociale.

Alla luce di ciò possiamo individuare due aspetti dello stesso problema, ossia:

§         Analisi del rischio; intendendo l’insieme del processo di valorizzazione economica e di valutazione tecnica del rischio.

§         Analisi della sicurezza; intendendo il solo processo di valutazione tecnica, in cui sono considerate le probabilità e le conseguenze del rischio medesimo. (esclusione degli aspetti socioeconomici)

L’analisi del rischio quindi vede prima di tutto il compimento dell’analisi della sicurezza e poi la valorizzazione. Quest’ultimo aspetto richiede la definizione del valore intrinseco dell’essere umano; qui si aprono le porte a diverse valutazioni di merito, che possiamo sintetizzare così:

  • l’essere umano quale portatore di interessi puramente economici, il cui valore è funzione della sua capacità di generare reddito

  • l’essere umano nella sua pienezza, quindi soggetto degno di tutela a prescindere dalla sua capacita di produrre reddito

questo è un aspetto certamente delicato, che non ha soluzione in senso assoluto. In fase di valorizzazione è necessario, comunque, poterne quantificare il valore e per farlo si deve cercare di utilizzare parametri, quanto più oggettivi e misurabili possibile.

Per quanto riguarda l’analisi della sicurezza di un’attività, è necessario individuare prima “l’obiettivo di sicurezza”  poi passare all’analisi del processo in cui sono valutate:

  • le probabilità dei vari incidenti

  • le conseguenze che gli incidenti determinano

  • le differenze tra i punti precedenti con i valori di riferimento (obiettivi di sicurezza)

La difficoltà maggiore, la si riscontra nella 3 fase, in quanto gli obiettivi di sicurezza sono più degli “stati di sicurezza”, frutto non di valutazioni ispirate a logiche di analisi costi/benefici, ma di circostanze o compromessi contingenti con le Autorità, o in ossequio a leggi e regolamenti influenzati da interessi specifici di parte.

La definizione degli obiettivi di sicurezza dovrebbe essere la risultante di un confronto a partecipazione ampia ed estesa a tutte le forze sociali, portatrici di conoscenze, esigenze ed interessi nell’ambito della salute e della sicurezza.

Tale processo, che porterebbe con sé vantaggi in termini di obbiettività, ha in sé lo svantaggio di produrre lungaggini che produrrebbero ritardi o blocchi delle attività deliberative, dovuti sia all’ampia e variegata massa di soggetti coinvolti (confronti pubblici), sia alla mancanza di preparazione tecnica di una parte di loro (es opinione pubblica).

La situazione ad oggi vede:

  • l’affidamento ai tecnici della parte sperimentale e di raccolta delle informazioni finalizzata alla definizione delle caratteristiche del processo e dei rischi collegati, nonché delle eventuali azioni di intervento

  • l’attribuzione alla classe politica del compito di legiferare tenendo conto di quanto i tecnici hanno definito, e speriamo, nell’interesse collettivo e non del singolo. L’azione delle lobby e un dato di fatto, parte integrante di ogni società, l’importante è che  il detentore del potere, tenga in debito conto gli interessi collettivi.

  • Il conferimento all’opinione pubblica del diritto dovere di stimolare e criticare, speriamo in modo costruttivo, le Istituzioni e le decisione prese.

Ognuna di queste attività, non è scevra da problematiche legate ad un modus operandi Pertanto i suoi attori dovrebbero:

  • Tecnici

    • Non citare mai il risultato di una ricerca incompleta

    • Non assurgere a verità fatti sostenuti da labili riscontri

    • Operare in ambiti in cui abbiano reali conoscenze e competenze, pur esprimendo opinioni negli altri

  • Politici

    • Attuare una comunicazione che sia informativa e formativa

    • Effettuare scelte sulla base di un’analisi costi/benefici nell’interesse collettivo

    • Essere sempre assistiti da soggetti qualificati, lontani dalle logiche della politica

  • I Destinatari

    • Non assumere atteggiamenti di parte dettate da convenienze economiche singole o da desideri do conflittualità a priori

    • Essere rappresentati da soggetti qualificati e immuni da interessi politico-economici

    • Pretendere un’informazione chiara ed esaustiva

Probabilmente il rispetto di questi semplici comportamenti, contribuirebbe al raggiungimento di un obiettivo, in termini di sicurezza e gestione dei rischi, soddisfacente per tutti. 

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