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Produrre senza sprechi un nuovo modo di gestire il sistema azienda
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Non so quali sono le motivazioni che ci spingono a enfatizzare e rendere particolarmente pregevoli e degni di ammirazione, comportamenti esterofili che vantano aria di novità in campo gestionale. Se li guardiamo con attenzione, ci si accorge che sono il risultato del buon senso e di una buona pratica gestionale. Lo abbiamo fatto con il Just in Time, con le Iso 9000, ed ora con la Lean Production. Terminologie utilizzate anche da soggetti che non ne conoscono il significato, o che credono di conoscerlo e che per ragioni di immagine vengono a far parte del vocabolario comune. Ciò non significa affatto che non bisogna fare tesoro dell’esperienza altrui (benchmaking); riconoscere la capacità e volontà di darsi delle regole di condotta sane e logiche è quanto mai doveroso, ma credo sia strumentale l’assurgere a novità modi di gestione che di nuovo non hanno nulla. Ciò che va giustamente enfatizzato è la capacità, tramite una rivisitazione critica del proprio sistema, di definire e implementare una sana gestione. Per fare ciò è giusto e saggio guardare cosa fanno gli altri, trarre spunti e suggerimenti dai metodi visitati, adattandoli e non applicandoli pedissequamente alla realtà in cui sono esportati. Fatta questa premessa cercherò di definire cos’è la “Lean Production”, senza fare riferimenti alle esperienze di Toyota e Co. Lo sforzo è quello di evidenziare i collegamenti tra mondo esterno – cliente – e mondo interno – azienda – e le implicazioni che questi hanno sul sistema di gestione, dato un obiettivo comune, conosciuto e condivisibile.
Lean production
Letteralmente significa “Produzione Snella”, nella sostanza il significato è produrre eliminando gli sprechi. Normalmente un sistema azienda è visto come un contenitore il cui scopo è il raggiungimento dell’utile, ottenuto quale differenza tra ricavi e costi. In questo contenitore vivono e lavorano diverse funzioni – Vendite, Acquisti, Produzione, Amministrazione ecc.-. Ognuna di queste funzioni persegue un suo specifico obiettivo che, trovandosi in contrapposizione con quello delle altre funzioni, provoca, gioco forza, un forte antagonismo interno. Volendo esemplificare e semplificare il processo, immaginiamo che esistano solo la funzione commerciale, il cui obiettivo è l’incremento dei ricavi e la funzione produzione, il cui obiettivo è la riduzione dei costi. Come sappiamo le due funzioni considerate- commerciale e produzione -, perseguono due obiettivi che, in virtù dei tradizionali sistemi di gestione, risultano antitetici. La prima è orientata a soddisfare le esigenze del mercato, caratterizzato da forte diversificazione e personalizzazione, mentre la seconda tende a salvaguardare e aumentare la standardizzazione dei suoi processi, rendendoli così più economici. Ora queste due azioni sono in evidente contrasto, la prima necessita di una produzione flessibile, mentre la seconda richiede una azione commerciale che proponga uno standard. In una situazione come questa ci si trova di fronte ad una di queste situazioni: se la funzione commerciale, chiede alla funzione produzione uno sforzo che questa non è in grado di affrontare, si vengono a creare inefficienze nel sistema, con conseguente aumento dei costi dovuti a sprechi di risorse. Al contrario, se la produzione non si organizza per rispondere alle esigenze del mercato, di cui la funzione commerciale è portavoce, vengono ad innescarsi situazioni di estromissione dal mercato per obsolescenza, o per prezzi fuori mercato. Ancora oggi, molte aziende rimangono vincolate al vecchio sistema di gestione, che vede le due funzioni contrapporsi. Ma perché questo sistema non funziona? Semplicemente perché non stiamo parlando di un mercato statico, nel quale tutto è pre-determinabile e pilotabile e che richiede il soddisfacimento di bisogni primari. Siamo di fronte ad un mercato soggetto a continui cambiamenti di rotta, evoluto, maturato in termini di conoscenze; consapevole della sua forza contrattuale chiede alle imprese prodotti e servizi sempre più rispondenti alle sue “necessità”, innalzando così il livello delle sue aspettative. Il consumatore di oggi non è più disposto a riceve dalle aziende ciò che è più conveniente per loro offrire, ma pretende che queste siano pronte a soddisfare le sue esigenze. Ecco quindi la necessità che il sistema di gestione, prendendo atto delle realtà che lo circondano si adegui, passando da una gestione funzionale ad una gestione per processo. Questo in pratica cosa significa? Vuol dire che è necessario eliminare la contrapposizione tra le varie funzioni, definire e condividere un comune obiettivo e impostare la gestione sullo scambio di informazioni tra le diverse entità aziendali, facilitando e promuovendo la condivisione delle reciproche problematiche. Una situazione come questa non è priva di rischi, legati più alle abitudini che non ai principi su cui si fonda. Mi spiego meglio. L’implementazione di un sistema di gestione che richieda la condivisione dei problemi e la ricerca di una soluzione mediata, sulla scorta delle esigenze altrui, esige, giocoforza, un atteggiamento partecipativo e quindi la formazione di una vera squadra, in cui lo spirito collaborativo ne sia il collante. Stabilito che è controproducente organizzare il sistema azienda secondo il principio della contrapposizione tra le funzioni, vediamo cosa significa produrre senza sprechi. Proviamo a sintetizzare il flusso del processo come era, è e sarà. Passato (standardizzazione)
Magazzino Manutenzione/Personale
Flusso da destra verso sinistra Questo è il tipico processo del passato caratterizzato da un mercato passivo, in cui il sistema produttivo determina l’offerta. Un’offerta sottodimensionata rispetto alla domanda, che consente al sistema produttivo di offrire ciò che gli è più conveniente. Quindi: offerta standard, prodotti a basso contenuto tecnologico, basso servizio, programmazione della produzione statica, gestione del prodotto a magazzino, produzione tendenzialmente monoprodotto lotti di produzione grandi. In una situazione come questa la standardizzazione facilita la specializzazione del processo e quindi il contenimento dei costi. Presente (differenziazione)
Magazzino Manutenzione/Personale
Flusso da sinistra verso destra
In virtù dell’aumento dei soggetti economici in grado di offrire prodotti il mercato, divenuto saturo – offerta superiore alla domanda -, acquista la capacità di influenzare l’offerta, richiede che questa si differenzi in termini economici,tecnologici e di servizio. Quindi: prodotto diversificato, maggior contenuto tecnologico, maggior servizio, prodotto gestito a commessa, programmazione dinamica, produzione pluriprodotto, lotti di produzione medi / piccoli – maggiore flessibilità-. La mancanza di standardizzazione mette il processo sotto tensione richiedendo maggiore efficienza per il contenimento dei costi. Futuro (personalizzazione)
Il mercato con le sue richieste è al centro del sistema azienda. Richiede personalizzazione dell’offerta, sia in termini di prodotto che di servizio. Siamo in presenza di una produzione flessibile, capace di dare risposte in tempi brevi; programmazione molto dinamica, produzione su commessa e di piccoli lotti, magazzini ridotti con alta rotazione degli spazi,massima efficienza del sistema e una gestione efficacie, basata sulla comunicazione. Questa nuova situazione richiede, a tutte le funzioni, una conoscenza, più o meno approfondita, delle problematiche legate al mercato, lo scambio di informazioni e una condivisione dell’obiettivo complessivo, sintetizzabile nella soddisfazione del cliente, che permetta la massima remunerazione del capitale investito. Ma in termini pratici, guardando al futuro, tutto questo cosa significa? Le aree su cui intervenire possiamo sintetizzarle in Personale – Processo - Comunicazione Partiamo dall’anello più debole del sistema, in quanto può diventare, se ben organizzato e gestito, uno dei maggiori punti di forza. Il Personale Il personale è la variabile principale del processo, la sua gestione incide in modo preponderante sui risultati, quindi è il punto debole del sistema. Vediamo in ambito produttivo come influenza il sistema. La produzione è quel mondo in cui si ritrovano macchinari, impianti più o meno automatizzati, e persone. Le macchine e impianti sono elementi meccanici di cui si può conoscere, a priori, la resa e l’affidabilità in termini assoluti. Possiamo dire che, conoscendo i termini del problema, le problematiche legate alla scelta degli strumenti, sono di “facile” soluzione. Diverso è il caso del personale, questa variabile contiene molte incognite e le variabili in gioco sono molte e difficilmente individuabili, a tal punto che possono non trovare una soluzione. Il processo di industrializzazione, contraddistinto da un incremento dell’automazione e dalla standardizzazione dei metodi di produzione, se da una parte ha favorito l’aumento delle rese e la diminuzione della fatica, dall’altra ha inciso negativamente sulla partecipazione del personale. Ora, se il processo che stiamo considerando prevede la produzione di un prodotto standard, la strada dell’automazione è da preferire, in quanto viene a limitarsi l’intervento umano e quindi si migliora la controllabilità e affidabilità del sistema. Più il processo di produzione richiede flessibilità e produzioni personalizzate, tanto più l’automazione diviene inapplicabile o incontra limitazioni, che possono essere superate solo con l’intervento umano. In questo caso l’aumento di flessibilità procura una diminuzione dell’affidabilità e una maggior difficoltà nel controllo del sistema. Dato per scontato che il mercato vuole personalizzazione, va da se che dobbiamo intervenire sul personale, affinché il suo contributo apporti benefici al sistema. Ma dove il personale fa effettivamente la differenza?
Questa è l’area di maggior intervento per ridurre gli sprechi. Un lavoro ben fatto su questa variabile, determina benefici in tutto il processo. Certamente è più facile a dirsi che a farsi. Si! perché entrano in gioco elementi che fanno parte della sfera personale di ogni individuo. Ci si scontra con i retaggi di una gestione che vede nel coinvolgimento una perdita di tempo e quindi di resa, o con situazioni consolidate di attribuzione di responsabilità a soggetti che magari tecnicamente sono validi, ma che in termini gestionali sono scarsi e accentratori. Possiamo trovare ambienti in cui esiste demotivazione, scarso interessamento, protagonismo, mancanza di autorevolezza, scarso rispetto delle regole e incapacità o non volontà di assunzione di responsabilità, ma anche ignoranza, nel senso di non conoscenza. Tutti fattori che portano ad inefficienze, scarsa efficacia nelle azioni e quindi risultati non ottimali. Ma attenzione anche al pericolo opposto, generato da un eccesso di partecipazione e coinvolgimento, perché si può correre il rischio di fermare il sistema e non riuscire più a lavorare. Ecco perché la figura del leader è importante, a lui il compito di dosare sapientemente i vari ingredienti di questa ricetta che NON è una novità, ma è vecchia come il mondo, solo che ci eravamo dimenticati del suo valore. Il Processo Qui analizziamo il processo in relazione al mercato, immaginando che la variabile personale sia ininfluente, in quanto partecipe al meglio delle sue possibilità. Oggi il mercato è saturo, il consumatore è maggiormente attento alle offerte ed è capace di un’azione critica su di esse. Ciò è valido anche per i mercati emergenti, i quali raggiungono i livelli di attenzione del vecchio mondo, in tempi notevolmente minori rispetto a quanto è avvenuto qui. Noi non avevamo modelli di riferimento loro si. Ma cosa vuole il cliente? Questa è la domanda che il processo deve porsi. Proviamo a rispondere in veste di consumatori. Cosa vogliamo da un prodotto o servizio? Io risponderei così:
Ma tutto questo è sufficiente per raggiungere l’obiettivo finale? No! Il consumatore vuole altro, vuole essere parte integrante del sistema, vuole sentirsi coinvolto e partecipe delle scelte che il produttore o fornitore effettua, quando si presenta sul mercato. Quindi: “Comunicazione” – “Interazione” – “Coinvolgimento”, con chi permette all’azienda di vivere e prosperare. La Comunicazione Comunicare è importante per migliorare l’opinione che il cliente ha del sistema azienda. Fagli conoscere chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo, se siamo in grado di soddisfare le sue aspettative e fino a che punto; questo incide, in modo determinante, sul processo di fidelizzazione del cliente. Ma perché lavorare sulla fidelizzazione? Semplice! perché un cliente “fedele” risulta meglio predisposto ad accettare compromessi, sia sui tempi di risposta che di corrispondenza alle aspettative, almeno negli aspetti meno rilevanti, compromessi che sicuramente vanno a beneficio del sistema azienda. Conquistarsi la fiducia del cliente è un processo che paga, sia in termini di fatturato che di ottimizzazione del processo. Conclusioni Non si può parlare di produzione senza sprechi, senza prendere in considerazione l’intero sistema aziendale. Quindi non una gestione per funzioni, ma una gestione del processo tout court, fondata sulla condivisione delle informazioni e delle problematiche, in cui sia bandita la contrapposizione e l’antagonismo tra le funzioni. Il risparmio di risorse è il risultato non di un’azione di controllo eseguita in modo impersonale e indiretto, ma frutto di un’azione di autocontrollo operata da ogni singolo componente il sistema aziendale, sul proprio lavoro. Autocontrollo che trova la sua alimentazione in un reale coinvolgimento del personale, attraverso una politica che, grazie alla comunicazione, motivi e generi senso di appartenenza nelle maestranze, che faciliti l’assunzione di responsabilità e alimenti il circo virtuoso del miglioramento continuo.
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© G.Catalani Tutti i diritti riservati Data ultimo aggiornamento 25/08/2009 |