Proteggersi dal Sole con i Nanocomposti

Quanto sono sicure

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La tecnologia dei nanocomposti trova anche nel settore cosmetico la sua applicazione.

L’Environmental Working Group (EWG) http://www.ewg.org   ha sottoposto ad analisi 952 marche di prodotti solari riscontrando che 4 referenze su 5 presentano un’insufficiente protezione solare, dovuta sia all’instabilità delle materie prime  contenute (48% dei prodotti analizzati), sia alla mancanza di protezioni   nei riguardi degli UVA (7% dei prodotti con altro SPF). L’esposizione al sole è la causa principale della formazione di tumori cutanei, di fenomeni di fotosensibilizzazione e  invecchiamento precoce della pelle. Il passato ha visto attribuire ai soli raggi UV-B la responsabilità di questi danni, ma oggi ci si è accorti che anche i raggi UV-A sono causa di modificazioni anche importanti. Dimenticate nelle formulazioni solari queste radiazioni, comprese tra i 320-400 nm, pur essendo meno energetiche degli UV-B raggiungono la superficie terrestre in quantità maggiori, esse sono mediatrici dei fenomeni di fotosensibilizzazione, potenziano gli effetti biologici degli UV-B e possono provocare, nel tempo, modificazioni cellulari; ecco perché è bene formulare un preparato solare, considerando anche le radiazioni UV-A.

La produzione di un preparato solare vede, quale principio attivo, l’uso di sostanze capaci di fare da schermo alle radiazioni e per questa attività vengono impiegate, principalmente, sostanze organiche di sintesi ( filtri chimici), accompagnate da una minor quantità di sostanze inorganiche (filtri fisici). Le prime svolgono la loro funzione attraverso un processo di assorbimento delle radiazioni, mentre le seconde si comportano da riflettenti. Questi filtri fisici hanno un alto potere coprente e per questo sono degli schermanti totali. A questa loro caratteristica si contrappone quell’inestetismo chiamato “effetto bianco”, dovuto proprio alla ricopertura della pelle con uno strato di pigmento bianco.

Proprio per la loro capacità di essere schermanti totali oggi, queste sostanze, si ripropongono quali alternative ai filtri chimici, in una nuova veste, quella di nano particelle. Questa forma fisica determina un interessante vantaggio: l’eliminazione dell’effetto bianco, pur mantenendo la caratteristica di riflettenti totali.

Fra le sostanze impiegate, quelle comunemente utilizzate sono: ZnO e TiO2 in dimensioni inferiori ai 100 nm

Già da tempo alcune aziende cosmetiche ne fanno uso, incorporando queste nano-particelle non solo nelle preparazioni antisolari, ma anche in formulazioni anti-invecchiamento.

L’uso di queste sostanze in forma di nano-particelle è sottoposto ad una duplice valutazione: la prima ne vanta le caratteristiche e la bassa tossicità, la seconda si schiera contro il loro uso, adducendo l’alta pericolosità delle stesse.

Riportiamo la definizione di nanotecnologie del “Centro Italiano per le Nanotecnologie” nanotecIT.

 “con nanotecnologie si intende la capacità di osservare, misurare e manipolare la materia su scala atomica e molecolare”.

“1 nanometro (nm) è infatti un miliardesimo di metro e corrisponde all’incirca a 10 volte la grandezza dell’atomo dell’idrogeno mentre le dimensioni di una proteina semplice sono intorno a 10 nm.
Il mondo delle nanotecnologie è quello compreso tra 1 e 100 nanometri e sono “nanoprodotti” quei materiali o dispositivi nei quali vi è almeno un componente funzionale con dimensioni inferiori a 100 nm”.

Allo stato attuale le valutazioni riguardo l’utilizzazione di queste sostanze, pur non essendo definitive, depongono a loro favore, tant’è che la CE (  Nanoderm ) ritiene queste sostanze utilizzabili sicuramente su pelle sana, mentre su pelle danneggiata i dati dei test non sono ancora sufficienti a farli ritenere assolutamente sicuri.

Il vero problema si riscontra in quelle preparazioni che, in virtù del loro modo d’uso, possono provocare la dispersione delle nano-particelle in fase aerea o in fase liquida e contemporaneamente sussista la possibilità di una loro ingestione, seppur accidentale, grazie a questi mezzi di trasporto (es. aerosol).

Essendo questi ossidi metallici non biodegradabili, una volta ingeriti, non vengono degradati ne espulsi completamente dall’organismo; andandosi a depositare nel fegato, nei reni e in altri tessuti, provocano stati infiammatori (nano patologie) che degenerano anche in stati tumorali. Questa problematica la si riscontra in tutte quelle situazioni in cui vengono generate polveri, che entrano nell’organismo per via aerea. Naturalmente quanto più piccole sono le dimensioni della particella considerata, tanto più questa non viene fermata dalle normali difese.

Ma se queste sono le possibili complicanze nell’uso di nano-particelle, cosa accade quando utilizziamo i comuni filtri solari chimici?

Alcuni studi hanno dimostrato, ad esempio, l’interazione tra Oxybenzone e DEEF (Dietiltoluamide dietil-meta-toluamide insetto repellente). I dati sperimentali dimostrano che la percentuale di assorbimento del DEET aumenta sensibilmente, se il prodotto viene applicato in associazione all’oxybenzone e questa percentuale aumenta in relazione alla forma cosmetica utilizzata: più alta nel caso delle lozioni minore con l’uso degli spray ( a differenza delle nano-particelle qui il processo di “intossicazione” avviene per assorbimento, veicolato dalla fase lipidica della preparazione).

Questo sta a significare che anche le materie prime definite sicure e che hanno alle spalle anni di utilizzo, sono portatrici di possibili problematiche che scaturiscono da una loro interazione diretta con l’organismo o indiretta, causa una azione sinergica con altri preparati di uso comune. A conclusione diciamo che ogni formulazione dovrebbe essere messa sotto osservazione non solo in quanto tale, ma anche pensando a come e in quali circostanze verrà utilizzata, così da poter valutare gli effetti generati da materie prime che, per loro caratteristica chimica-fisica, possono risultare soggette a modificazioni dovute a reciproche interazioni.

 

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